Agriturismi di Lombardia, la regione in tavola

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Negli agriturismi lombardi i clienti devono trovare prodotti tipici regionali: sembra un principio scontato ma formalmente non lo era. L’indicazione, che suona come un imperativo importante per l’economia del vino e dei sapori chilometri zero, è arrivata dall’assessore regionale all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi Fabio Rolfi, intervenuto, a Capriolo, agli “Stati generali degli agriturismi lombardi”.

«Regione Lombardia proporrà una modifica al Testo unico dell’agricoltura per arrivare a un principio semplice: negli agriturismi lombardi devono esserci prodotti lombardi- ha dichiarato Rolfi – . Dobbiamo alzare il livello qualitativo, l’identificazione con il territorio e soprattutto la differenziazione tra agriturismo e ristorante».
“No” a formaggi e vini non lombardi.
«La nostra intenzione è di alzare la soglia minima dei prodotti aziendali e arrivare al 100 percento dei prodotti lombardi – ha sottolineato l’assessore – Soprattutto per vini e formaggi voglio introdurre la regola di soli prodotti della Lombardia, perché gli agriturismi devono essere ambasciatori dei prodotti del nostro territorio. Gli agriturismi sono in forte crescita e la Lombardia è una meta turistica da sfruttare. Il turista cerca sempre di più una esperienza sensoriale e per questo dobbiamo puntare sulla distintivitá della nostra offerta agrituristica».
In regione Lombardia sono quasi 1.700 gli agriturismi. «Alzare la soglia minima dei prodotti locali – ha ricordato l’assessore – significa anche bloccare i furbi che si nascondono dietro all’etichetta di agriturismo e valorizzare quindi chi crede davvero in questa attività». Ecco i numeri degli agriturismi nelle province lombarde: Bergamo 170; Brescia 348; Como 166; Cremona 72; Lecco 79; Lodi 33; Mantova 236; Milano 133; Monza e Brianza 16; Pavia 224; Sondrio 121; Varese 90. Il totale è di 1.688 attività attive. Obiettivo migliorare la proposta.
«Ora – ha concluso Rolfi – dobbiamo aiutare la categoria a migliorare l’offerta, aumentando la ricettività, perché tanti agriturismi sono senza posto letto, e qualificando gli stessi con altre attività che sappiano rendere ancor più attrattiva l’offerta: agri asilo, agri fitness, attività culturali e didattiche sono da sviluppare per alzare la qualità, integrare l’attività agricola con il territorio e rendere ancora più interessante i nostri agriturismi per una utenza sempre più attenta ed esigente».

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