Conte Vistarino, la casa del Pinot nero

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C’è chi si chiede ancora cosa sia e a cosa serva la qualità nel mondo del vino italiano, sempre più preda di speculatori, corsa ai volumi e comunicazione auto referenziale. Lei, Ottavia Giorgi di Vistarino, firma controcorrente dell’Oltrepò Pavese, ha scelto la distintività che parte dal prodotto per dire al mondo cosa renda uniche le colline del Pinot nero italiano. L’ha fatto con coraggio, imparando dall’esperienza e anche dagli errori che accompagnano ogni grande avventura imprenditoriale, vincendo la sua prima sfida con la famiglia, per trasformare completamente un’azienda storica, e la seconda con il mercato e gli opinion leader, che degustati i suoi vini le stanno dando ragione.

Proprietaria dalla metà del XV secolo di un’ampia tenuta agricola nel comune di Rocca de’ Giorgi, la famiglia Giorgi di Vistarino ha contribuito a definire nel tempo l’intimo legame tra viticoltura e terroir, all’interno di un’oasi incontaminata di grande interesse paesaggistico e faunistico. Accanto alla nuova cantina progettata passo passo da Ottavia c’è Villa Fornace, elegante proprietà le cui origini risalgono al 1700, che è stata visitata da membri della famiglia Savoia e della famiglia reale inglese. Forte di questo passato, nel 2018 Conte Vistarino ha svoltato, a partire da un progetto datato 2015 e pensato ancor prima per dare all’azienda una cantina modello. Dotata di attrezzature all’avanguardia e macchinari di alto profilo tecnologico, la struttura permette di produrre per gravità vini estremamente qualitativi. Vi si lavora il Pinot nero per la vinificazione in rosso e anche in bianco per le basi spumante. Ecco dove nascono i “cru” Pernice, Bertone, Tavernetto e il Pinot nero Costa del Nero, oltre ai Metodo Classico 1865 e Saignée della Rocca.

La tenuta si estende per 826 ettari, dei quali 200 a vigneto, quasi a totale copertura del Comune di Rocca de’ Giorgi. I cambi generazionali non hanno mai messo in discussione la biodiversità, tanto che l’azienda vanta ampie zone adibite a bosco e ricche aree faunistiche. Un tempo i possedimenti erano presidiati dagli abitanti delle 30 cascine, oggi, terminata l’epoca feudale e quella dei contratti di mezzadria, sono circondati da un ambiente vivo, naturale e incontaminato. L’azienda Conte Vistarino, a metà del 1800, importò e poi impiantò le prime barbatelle di Pinot nero in Italia (oggi sono 140 ettari). Per prima nella storia enologica del Paese, nel 1865 vinificò il più internazionale e nobile vitigno secondo i canoni del Metodo Classico. Dalla fine dell’Ottocento l’Oltrepò Pavese è sinonimo di Pinot nero, oggi Ottavia Giorgi di Vistarino vuol fare della grande identità di famiglia un patrimonio da far brillare nel mondo. «Si deve partire dall’emozionare con la qualità del vino – dice -. E’ la strada più lunga, ma è l’unica promozione che dà risultati».

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