Merano Wine Festival, il gran gala che deve guardarsi dal “troppo”

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E’ il weekend del Merano Wine Festival, sfavillante griffe enoica italiana creata dall’intelligente e istrionico Helmuth Koecher. Un evento, la sua città: un matrimonio che celebra il suo 28° anniversario e che come i grandi amori con il passare del tempo si evolve. Molto è rimasto, molto è cambiato. Nata come una manifestazione per soli ospiti selezionati, oggi c’è spazio per molto altro e molti altri. Una scelta certamente dettata dai tempi e dal successo, da quell’onda di maxi aggregazione che il team organizzativo ha saputo garantirsi senza soluzione di continuità. Se da un lato i vini di qualità in degustazione non mancheranno è altrettanto vero che in questi anni il mettersi in fila degli enofighetti, degli enologi superstar e di alcuni produttori eno-insicuri, quelli che devono per forza essere sia lì così come sulle pagine delle guide costi quello che costi, hanno dato un grande slancio al business che c’è dietro. Le idee pagano, ma il “troppo” potrebbe rischiare di pregiudicare il tanto di bello e di buono che Merano offre ancora.

Bisognerebbe forse tornare a un programma più concentrato, essenziale, verticale e indirizzato al pubblico profilato degli inizi anziché assistere a una ressa nemica di una degustazione come dovrebbe avvenire. Si sa tuttavia che in Italia, in questo caso l’Alto Adige è italianissimo, il “tanto” conta ancora più del “giusto” e alla fine fa tendenza. Così come gli imbucati alla festa, che comprano spazio per lanciare, accanto alle cantine selezionate con cura, una qualità e profili stellari che proprio non esistono. 

Detto questo è il red carpet da corso Libertà superiore ad aiutare a trovare l’orientamento nell’universo di proposte, presentazioni e iniziative che caratterizzano la manifestazione. Sono circa un centinaio: troppe per poter essere seguite con la necessaria attenzione, forse un polpettone tra ciò che meriterebbe e ciò che invece potrebbe essere di troppo. Nel palinsesto di una manifestazione così autorevole di pochi giorni, si dovrebbe fare filtro.

Comunque “the show must go on”. Oggi l’apertura del Merano Wine Festival è stata vissuta con il pensiero a Giorgio Grai, il grande enologo e produttore altoatesino scomparso di recente al quale si è scelto di dedicare il gala di inaugurale. Che la si veda come si vuole, era e resta una manifestazione ricca di storia: si tratta del primo evento organizzato in Europa, che dal 1992 ha puntato in esclusiva sulla qualità selezionata. E’ stato il primo a realizzare un percorso sensoriale con un unico calice ed il primo evento in assoluto denominato “Wine Festival”.

Merano oggi, secondo la volontà degli organizzatori, non è solo un evento ma un vero e proprio “think tank”, un forum di scambio di opinioni tra produttori, opinion leader, professionisti del settore e consumatori: un simposio nel corso del quale mettere in vetrina e a confronto l’eccellenza enogastronomica. La visibilità e notorietà a livello mondiale della kermesse l’hanno resa un marchio di qualità. Un’azienda selezionata del Merano Wine Festival, con i suoi bollini colorati fino al platino (il top), diventa sinonimo di qualità.

A celebrare la 28esima edizione – cinque giornate piene di emozioni, contenuti, idee da scoprire e tanti amici – ci sono oltre 950 case vitivinicole, tra le migliori d’Italia e del mondo (con qualche divagazione su tema), insieme a più di 120 artigiani del gusto. L’espressione del meglio che il nostro Paese ha da offrire, selezionata The Wine Hunter Award, il team di Helmuth Koecher.

Il troppo storpia, distoglie e disorienta, ma c’è molto da fare, vedere, provare e vivere. Buon Festival!

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